domenica 4 agosto 2019

Mauro Biglino - Lettera Aperta


Da alcuni mesi ci sono personaggi che per motivi diversi stanno cercando di distruggere la mia persona (non il lavoro… cosa che non riescono a fare) utilizzando una vicenda occorsa più di 30 (trenta) anni fa.

Una vicenda nella quale purtroppo ho concretamente e pesantemente sperimentato sulla mia pelle la differenza tra la “verità” della vita che vivi e la “verità giudiziaria” che, all’occorrenza, viene costruita nei tribunali e dai giornali.

Io ho certamente commesso l’errore di fidarmi di un gruppo che aveva avuto l’avallo formale della Banca d’Italia e di lavorare quindi per loro, ma quando il gruppo è crollato, la “verità giudiziaria” che il tribunale mi ha attribuito ha stravolto e distrutto la mia vita quando avevo i due bimbi piccoli e mi ha costretto a ricostruirmi una vita ricominciando da zero.

Il fatto che dopo più di 30 anni qualcuno usi quella vicenda sta ad indicare che “alcuni” e i loro fedeli collaboratori (volontari o retribuiti che siano poco cambia) ritengono di non avere altri mezzi per contrastare il mio lavoro e questo documenta inoltre che “tipologia” di persone siano dal punto di vista umano.

Questi evidentemente pensano che chi ha commesso un errore di valutazione (e lo ha pagato pesantemente) non abbia neppure il diritto di ricostruirsi una vita, ma non è così.

D’altra parte si sa che quando si combattono battaglie molto “scomode” bisogna attendersi di tutto: supererò anche questa ulteriore grave “ingiustizia” che mi viene inflitta al solo scopo di bloccare il mio lavoro attuale che con quella vicenda non ha assolutamente nulla a che vedere.

Gli amici veri non hanno dubbi su di me e loro rimarranno: questo è ciò che conta, per cui da parte mia tutto procede come prima.
Grazie dell’amichevole attenzione.

Mauro Biglino
 

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