Vita da Metalmeccanico
A ventotto anni ho firmato un contratto, dopo anni di nero e di promesse vuote. Mi sembrava vita che ricominciava: soldi veri, dignità, il futuro in mano. Ho ringraziato quel lavoro: con lui ho costruito una famiglia, ho messo su casa, ho portato pane a tavola. Ma a quale prezzo? Notti rubate al sonno, corpo spezzato sulle macchine, salute barattata per uno stipendio. E oggi cosa resta? Dolori che mi svegliano prima della sveglia, cassa integrazione come condanna silenziosa, troppo vecchio per reinventarmi, troppo giovane per riposare. Il futuro dei metalmeccanici non c’è più: fabbriche che chiudono, mani che restano sospese, sudore che non vale niente. Siamo una categoria allo sbando, futuro cancellato come ruggine sul ferro. E mi guardo allo specchio: vedo un uomo che ha dato tutto, in cambio di cicatrici e incertezze. Eppure ancora parlo, ancora resisto, perché la nostra voce non devono seppellirla nel silenzio. Abbiamo dato tutto e ci hanno tolto tutto. Siamo ruggine, siamo n...