martedì 12 febbraio 2019

Il saluto


Devo dire che in genere mi viene attribuita una certa pazienza e/o clemenza nei confronti degli altrui comportamenti, e mi riferisco ovviamente a quelli un po’ troppo esuberanti e/o provocatori. Non so se questo corrisponda al vero (o se forse sia più che altro una sorta di deformazione professionale), certo è che, per contro, sono particolarmente insofferente ed intollerante verso le persone che - ed è l’argomento del quale parliamo oggi - negano il proprio saluto.
In termini psicologici (e qui tutto è ovviamente trattato sotto questa lente), mi interessa poco il fatto che questa sia una manifestazione di evidente maleducazione: a me interessa invece sottolineare con voi i significati sociali di questo gesto così quotidiano e così importante.Partiamo da un concetto di base imprescindibile: salutare qualcuno, con il quale ci si imbatte, vuol dire fondamentalmente riconoscergli una identità. E’ un po’ come dire “Tu, per me, esisti; hai un nome, un cognome e un ruolo nella mia vita… ed anche se non dovessi sapere come ti chiami, ti conoscessi solo di vista o qualcuno mi avesse semplicemente parlato di te, questo è bastato per aver occupato un piccolo spazio nella mia rubrica personale di contatti”.Questa definizione, che ognuno di noi ha intrinsecamente in testa, anche se probabilmente non ci si è mai soffermato in maniera così molecolare, è fondamentale per consentirci di interpretare correttamente ciò che poi accade nella realtà di tutti i giorni e quindi per formarci anche una opinione e un giudizio sul comportamento del prossimo. Sì, perché, se è vero ciò che abbiamo appena sostenuto, coloro che ci negano il loro saluto, in realtà CI STANNO NEGANDO UNA IDENTITA'!In altre parole, vogliono farci sapere che noi - per loro - non esistiamo! E non mi riferisco a quei soggetti che non ci salutano perché disattenti, persi nei loro pensieri, particolarmente timidi, palesemente impegnati in altro, ecc.: No...! Parlo di quegli irriducibili che quando li incontri, li saluti, e loro o abbassano la testa o la girano (i più prepotenti continuano addirittura a guardarti) e… NON RISPONDONO al saluto! 
Come si capisce facilmente, questa è una presa di posizione che, in assenza di motivi più che solidi, è particolarmente grave e che personalmente non mi sento di giustificare mai. Anzi, vi confesso che il disappunto per questa scortesia, evitabile con poco sforzo (non è il massimo, ma mi accontenterei anche di un saluto poco sentito!) mi irrita molto! Certo, il tema del saluto, purtroppo non si esaurisce solo con il fatto che venga o non venga corrisposto. Esistono una serie di convenzioni sociali e culturali che si sono stratificate nel tempo e che determinano il copione e le regole di come ci si saluta. Non sono regole scritte e/o necessariamente apprese formalmente, ma tutti le conosciamo (e quasi tutti, nella maggior parte dei casi, le adottiamo).Ne citiamo almeno due, premettendo che in questo caso la cultura di appartenenza svolge una importante influenza, tanto che basta già allontanarsi di una regione (se non di una provincia) per trovare usi e costumi più o meno sensibilmente differenti:

1. Salutare per primi è un gesto di deferenza: la persona meno importante e/o più giovane tra le due (assegnando d’ufficio all’anzianità una sorta di “senority”) deve essere la prima a salutare (es. l’impiegato col proprio capo).

2. Salutare con maggiore entusiasmo/vigore è segno di opportunità: la persona che, tra le due, ha maggiore “bisogno” dell’altra (in tutte le accezioni che vogliamo dare a questo termine), deve mettere più entusiasmo nel saluto (es. il paziente col proprio medico)Ecco, anche rispetto a queste pseudo-regole ci sarebbe parecchio da dire… Il rischio infatti è quello di restare ingabbiati in un cliché, che ci piove dall’alto, al quale pensiamo di doverci per forza uniformare e che invece applicato empiricamente non è né produttivo né utile.
Pensiamo ad esempio che bel segnale arriverebbe da un responsabile di un ufficio che saluta con entusiasmo un proprio collaboratore… O un anziano che per primo saluta un gruppo di ragazzini… Se l’intento è autentico, perché soffocarlo in nome di un non meglio identificato codice comportamentale? In conclusione, il saluto è connaturato alla nostra condizione di animali sociali, ed è il biglietto da visita che anticipa tutte le nostre interazioni (la buona educazione ci dice che si parte sempre da lì, no?) agevolandole o spesso compromettendole sul nascere. Tutto questo è già di per sé sufficiente per riporre più consapevolezza e più valore in questo gesto che, come dicevano saggiamente i nostri nonni “…ancora non si paga”!!!
 

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