lunedì 15 novembre 2010

Il Volo dei gabbiani




Il volo dei gabbiani

L'acqua era calma come l'olio, ma a mio parere sembrava agitata.
Non era una semplice impressione, ma una predizione vera e propria.
Mi capitava sempre più spesso di prevedere il futuro.
 
Ricordo quando riuscii a salvare una ragazza da un incidente stradale; però pensai subito di non aver fatto bene a salvarla, perché era come cambiare il corso alla storia.
Aspettai poco e mi accorsi di aver azzeccato di nuovo, infatti il mare iniziò ad agitarsi.
Vivevo ormai da qualche anno come un eremita, lasciando alle spalle una normale vita, per una vita da barbone, in giro per il mondo, alla ricerca del mio destino.
Tempo addietro, pensai di ricercare il mio destino nella Fede, ma lassù nessuno aveva compassione di me.
 
Ogni volta che mi concentravo e riuscivo a predire il futuro, sentivo che una parte di me moriva contemporaneamente.
Ora mi trovavo in riva al mare, perché forse il contatto con la natura, avrebbe aiutato a rilassare la mia mente.
Era molto rilassante essere accarezzato da quel vento tiepido; il mio sguardo si posò su dei gabbiani in volo.
 
Era fantastico, i gabbiani volavano contro vento, senza muovere le ali.
Avrei potuto avere una vita agiata come la loro, predicendo il futuro alla gente, avrei vissuto di rendita, ma questo non era il mio destino.
L'aria di mare mi stava dando un certo effetto sulla pelle.
Mi resi conto che la mia pelle stava subendo una trasformazione, mi stavano spuntando le piume.
Per la prima e ultima volta nella mia vita, mi predissi il futuro.
 
Uno sbaglio fatale era stato commesso alla mia nascita, forse chi era destinato a questo, era stato indeciso su chi sarei dovuto essere, ed ora lo sapevo, sarei dovuto essere un gabbiano ed ora lo stavo diventando.
Sarei vissuto per sempre con la natura.
Stavo volando, un volo che mi ricordò per l'ultima volta, la mia vita da uomo.


Domenico, Dante De Renzo


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