sabato 6 agosto 2016

L'antica favola del Sacro Elefante Bianco


Un'antica favola indù narra che tre uomini molto saggi, si misero alla ricerca del "Sacro Elefante Bianco", il quale non era per loro semplicemente un mito , bensì un vero esemplare vivente della più elevata Divinità, perché Egli rappresentava la "Verità più glorificata." 

Erano tre insaziabili pellegrini, imbarcati nella più nobile esplorazione dei Misteri Universali. Tre anziani, venerabili, inquieti come i bambini, e con una mente capace di abbracciare la cosa inaspettata, la cosa nuova, la cosa trascendentale. I tre avevano una peculiarità fisica comune: erano ciechi dalla nascita, ma per loro questo non era nessun ostacolo che impedisse di portare a termine la sacra ricerca , poiché come è saputo, sono gli occhi quelli che offuscano ed accecano molte volte la realtà. -Perché per gli occhi fisici tutto é apparenza, ma non per il saggio che, sapendo questo, guarda con gli occhi dell'intuizióne, con gli occhi dell´anima. Quando si guarda cosí, le apparenze svaniscono e l'essenza rimane nuda, nulla rimane nascosto agli occhi dell'Anima. 

Dopo aver cercato per molte città, esausti arrivarono ad un umile villaggio dove un anziano , affabilmente, indicò loro il luogo dove, secondo dicevano gli antichi saggi del villaggio, lo avrebbero trovarto. 

Erano già, certamente, molto vicino, e con decisione e fermezza, pieni di allegria si addentrarono all'interno della selva. Camminarono durante tutta la mattina acutizzando al massimo i suoi altri sensi. Cadde il pomeriggio ed i tre erano ormai esausti, ma continuavano a cercare con un entusiasmo degno dei veri ricercatori, e finalmente!, sentirono e perfino annusarono la presenza del Grande e "Sacro Elefante Bianco." 

Profondamente emozionati, e come se di un lampo si tratase, i tre anziani presero a correre al loro mistico incontro. Persino gli alberi, per pura compassione, gli facevano spazio vedendoli venire!. Il momento, il magico incontro tanto anelato e invocato era giunto, e la risposta all’invocazione divina era all'altezza della costanza e la perseveranza mantenuta per anni. Uno degli anziani si aggrappò fortemente alla proboscide dell'elefante cadendo immediatamente in profonda estasi, unaltro si abbracció con poderosa forza ad una delle zampe del pachiderma e, il terzo si afferrò amorevolmente ad una delle sue grandi orecchie, poiché l'elefante sacro era placidamente sdraiato sul suolo del bosco. 

Ognuno di essi sperimento’ indubbiamente una moltiplicita´ di emozioni, di esperienze, di sensazioni, tanto interne come esterne, e quando si sentirono ricolmi di benedizione del Sacro Elefante, se ne andarono via, profondamente trasformati. Ritornarono al villaggio ed in una delle capanne i tre, nell'intimità, raccontarono e condivisero le proprie esperienze. Ma qualcosa di strano cominciò a succedergli. 

Cominciarono ad alzare le loro voci arrivando ad una forte discussione irriconciliabile su cosa era la "Verità." Quello che sperimentó la proboscide dell'elefante disse che la Verita` era la rappresentazione del Sacro Elefante Bianco, lunga, rugosa e flessibile; il cieco anziano che sperimentó con la zampa dell'elefante disse: quella non è la verità, la "Verità" è dura, mediana, come un grosso tronco di albero; il terzo anziano che sperimento l'orecchio del pachiderma, indignato per tante bestemmie disse: la "Verità" è fina, ampia e si muove col vento. I tre, benché saggi e buone persone, non si compresero, e come non si intendevono decisero di andarsene ognuno per la sua strada. 

Viaggiarono per molti paesi, diffondendo ciascuno di loro la “sua” verità. 

Crearono tre grandi religioni e fu rapida la sua espansione. Questo fu possibile perché toccarono la "Verità" e la predicarono onestamente per tutto il mondo dal profondo del cuore. I tre ricercatori, avevano trovato la Divinità, ma non percepirono la sua ampiezza, limitandosi a sperimentare una parte, non il Tutto. Pertanto, benché sinceri nella loro ricerca e nel loro servizio, si chiusero nella loro propria limitazione mentale.


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