giovedì 9 marzo 2017

Gli ingegneri che crearono la vita sulla Terra


Se come molti hanno fatto avete archiviato Prometheus come un film mal riuscito, deludente e sconclusionato, forse potreste essere indotti a ripensarci.
Alcune dichiarazioni di Ridley Scott e un lungo articolo del blogger Cavalorn fanno discutere e ripensare alla pellicola con un po' più di attenzione.
L'articolo di Cavalorn ha l'obiettivo di evidenziare il vero tema del film, e ci riesce in modo abbastanza convincente. Secondo Cavalorn, Prometheus mette una di fronte all'altra due filosofie di vita: da una parte gli ingegneri, come il mitologico Prometeo creatori di vita e pronti a sacrificarsi in nome della vita; dall'altra gli xenomorfi, distruttori, pronti a uccidere qualunque essere vivente per preservare se stessi.
La visione degli Ingegneri quindi è del tutto positiva. Essi sono rappresentati dall'individuo delle scene iniziali, che sacrifica se stesso per creare la vita su un mondo vergine (che può essere la Terra, o un qualsiasi altro pianeta). Il concetto di sacrificarsi per gli altri ritorna più volte, dalla scultura sul tetto della caverna (con una donna il cui ventre è aperto nella nascita dei figli) al sacrificio del capitano della nave e degli altri due membri dell'equipaggio.
Cavelorn nota che nel film non viene detto chiaramente cosa abbia sterminato gli ingegneri di LV-223, ma si sa quando: circa 2000 anni fa. Allora, sappiamo che gli Ingegneri hanno probabilmente creato la vita sulla Terra e "accudito" gli esseri umani fino a una certa epoca; poi, a un tratto, hanno deciso che era necessario distruggerli e hanno approntato LV-223, per essere però spazzati via prima di poter adempiere alla loro missione di sterminio.




Il prologo e il sacrificio del primo Ingegnere potrebbe NON essere ambientato sulla Terra
 
Molti detrattori della pellicola hanno comunque subito il fascino del bellissimo prologo iniziale, una sequenza di grande impatto cullata da uno splendido tema sonoro, che si conclude con il sacrifico dell’Ingegnere. Dalla sua scomposizione molecolare, in seguito alla sorsata del misterioso liquido bevuto, Ridley Scott fa capire che la vita organica prende forma in quel determinato mondo.
Tutti abbiamo pensato che si potesse trattare del pianeta Terra, ma il regista ha una visione ancora più ampia del prologo. Ecco le sue parole:
All’inizio del film c’è una sequenza che parla della creazione. È una donazione, nel senso che il peso e la costruzione del DNA di queste creature è al di là di quello che possiamo immaginare. Non è necessario che sia ambientata sulla Terra, potrebbe trattarsi di un luogo qualsiasi. Potrebbe essere un qualsiasi pianeta. Quello che sta facendo è comportarsi come un giardiniere nello spazio. E per impiantare la vita, deve disintegrare se stesso. Se fai una comparazione tra quella idea con altri elementi sacrificali nella storia – che sono chiaramente illustrati con i Maya e gli Incas – avrebbe vissuto per un anno come un principe, e alla fine di quell’anno, sarebbe stato preso e donato agli dei nella speranza di migliorare ciò che potrebbe accadere il prossimo anno, che sia il raccolto o il meteo, eccetera.

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