domenica 21 aprile 2024

Serena Bortone legge in diretta il monologo di Antonio Scurati


«Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro. Mussolini fu immediatamente informato.

Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania. In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944. Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati.

Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia? Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via.

Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023).

Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana».

 

sabato 20 aprile 2024

Testo completo del monologo di Antonio Scurati

 Caso Scurati, la Rai replica: "Nessuna censura" ma spunta il documento che  la smentisce

Il monologo di Antonio Scurati, ormai lo sappiamo, non andrà in su Rai 3, perché è stato censurato. A denunciare la triste e grave vicenda - con un post via social - è stata la conduttrice del programma, Serena Bortone, che avrebbe dovuto ospitare l'intervento dello scrittore sul 25 aprile.

  Caso Scurati, il documento che smentisce la Rai: “Contratto annullato per  motivi editoriali” - la Repubblica 

Caso Scurati, il documento che smentisce la Rai: “Contratto annullato per motivi editoriali”

Il sito di Repubblica ha pubblicato il testo integrale del monologo di Scurati, condividiamolo. Perché la censura è sempre la scelta più sbagliata che si possa fare.

Il testo completo: 

«Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro. Mussolini fu immediatamente informato.

Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania. In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944. Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati.

Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia? Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via.

Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023).

Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana».

 

sabato 13 aprile 2024

Etica Sindacale


Domanda: quanto è vera questa foto?

La mia risposta:
Il problema non è il sindacato, ma i lavoratori, loro possono scegliere da chi farsi rappresentare e loro votano sempre gli stessi, quelli che pensano solo ai loro interessi. "Addirittura c'è chi si vende per una lattina di olio o una cena."

In questo periodo mi passa nella mente un tema di estrema importanza per le elezioni della RSU: l'incandidabilità per questioni etiche. 

Come rappresentanti dei lavoratori, abbiamo il dovere sacro di agire nell'interesse dei nostri membri e difendere i loro diritti con onestà, integrità e trasparenza. Il ruolo dei sindacati è cruciale nella lotta per condizioni di lavoro giuste e dignitose. Siamo chiamati a essere la voce dei lavoratori, a negoziare con i datori di lavoro e a garantire che i diritti e le necessità dei nostri membri siano adeguatamente rappresentati e difesi. 

Tuttavia, con questo potere viene anche una grande responsabilità. L'incandidabilità per questioni etiche è essenziale. 

I sindacati devono essere guidati da “leader” che agiscono con la massima integrità e rispettano gli standard più elevati di comportamento etico. Quando i leader sindacali sono coinvolti in scandali o compromessi etici, non solo danneggiano l'immagine del sindacato, ma tradiscono anche la fiducia dei lavoratori che essi sono chiamati a rappresentare. 

Dobbiamo dimostrare di essere affidabili e dignitosi, di meritare la fiducia dei nostri iscritti. Questo significa essere trasparenti nelle nostre azioni, rendere conto delle nostre decisioni e agire sempre nell'interesse del collettivo, evitando conflitti d'interesse e comportamenti discutibili. 

L'incandidabilità per questioni etiche non è solo una questione di rispetto per i nostri membri, ma anche di autodisciplina e autocontrollo. Dobbiamo essere pronti a mettere da parte i nostri interessi personali per il bene comune e a essere esempi di integrità per tutti coloro che ci guardano come “leader” sindacali. 

Per questo motivo, dobbiamo evitare di candidare certi personaggi e se non si ha questo “coraggio”, dovreste essere voi lavoratori fare la scelta giusta. 

Vi faccio una domanda secca: Siete sicuri di voler essere rappresentati da chi, puntando su eventuali vuoti di memoria delle maestranze, si propongono come "soggetti capaci"? 

De Renzo Domenico Dante

 

 



Diritto al voto

  Chi cerca di non far votare le persone può essere motivato da vari fattori, spesso legati a interessi personali, politici o ideologici. Ec...