mercoledì 14 gennaio 2015

Cos'è il Potere ?

 « Chi controlla il passato controlla il futuro.
Chi controlla il presente controlla il passato. »
Il potere è fare a pezzi una mente umana e poi rimetterla insieme nella nuova forma che tu stesso scegli. Il potere non è un mezzo, è un fine.

Riprendiamo il testo della scena, in cui Richard Burton (durante la tortura di John Hurt - autore dello psico-reato, il delitto di eterodossia che il regime combatte con la sorveglianza e con gli stravolgimenti culturali) gli chiede:
“Una domanda: come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro?”. “Facendolo soffrire”, risponde John Hurt. “Esatto, l’obbedienza non basta”. “Il potere è infliggere dolore e umiliazione, altrimenti non c’è certezza”. Poi Burton prosegue: “Il potere è fare a pezzi una mente umana e poi rimetterla insieme nella nuova forma che tu stesso scegli”.
E poi c’è uno dei passaggi più belli: “Il potere non è un mezzo, è un fine”. “Nel nostro mondo c’è posto solo per il trionfo e l’autoumiliazione, tutto il resto lo distruggiamo”. “Il passato è proibito, perché? Perché quando separiamo un uomo dal suo passato, lo separiamo anche dalla sua famiglia, dai suoi figli, dagli altri uomini”. “Non esiste lealtà se non quella verso il partito”. “Non esiste amore se non per il grande fratello… ogni forma di piacere la distruggiamo”. “Se vuoi avere una vision del futuro,Winston, immagina uno stivale che calpesta un volto umano in eterno…”.
Per un laureato in Scienze Politiche, “appassionato” nello studio delle dinamiche dei regimi totalitari del XX secolo questo film e, prima ancora il libro di George Orwell, ha un profondo significato… a parte che è uno dei miei libri preferiti, come dicevo anche prima, ma ha un significato profondo che travalica dall’importanza storica del film stesso.
Infatti George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair, morto nel 1950, è noto per due romanzi scritti verso la fine della sua vita, negli anni quaranta: l'allegoria politica de La fattoria degli animali e 1984, che descrive così bene i regimi totalitari dall'aver dato luogo alla nascita dell'aggettivo «orwelliano», oggi ampiamente usato per descrivere meccanismi totalitari di controllo del pensiero, di cui il film descrive molto bene i meccanismi e le dinamiche. 
Basti pensare al fatto che alla fine i due amanti protagonisti del film (interpretati da John Hurt e Suzanne Hamilton), si incontrano dopo essere stati rieducati e quasi non si conoscono, dichiarando il loro amore unicamente al partito, proprio come “profetizzato” nella scena che abbiamo ascoltato da Richard Burton.


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