E SE AGENT SMITH AVESSE AVUTO RAGIONE?
Nel 1999 Matrix ci mise davanti a una delle provocazioni più feroci mai scritte sulla natura umana:
«Gli esseri umani sono un'infezione estesa. Un cancro per questo pianeta. Siete una piaga.»
All'epoca sembrava fantascienza.
Oggi comincia a sembrare quasi una domanda.
Noi esseri umani abbiamo costruito città, industrie, autostrade, fabbriche, centrali, allevamenti intensivi. Consumiamo risorse, produciamo rifiuti, distruggiamo habitat e, quando un territorio non basta più, cerchiamo semplicemente un altro posto da sfruttare.
Poi ci raccontiamo che siamo la specie più intelligente del pianeta.
Intelligente?
Forse.
Ma sicuramente siamo l'unica specie capace di distruggere sistematicamente il proprio ambiente mentre discute su chi abbia ragione in televisione.
E adesso arriva l'IA.
Stiamo costruendo qualcosa che potrebbe diventare molto più intelligente di noi.
Gli stiamo dando accesso a Internet, computer, codice, informazioni, denaro e sistemi sempre più autonomi.
E qualcuno pensa davvero che il problema sarà se l'IA diventerà cattiva?
No.
La domanda più inquietante è:
E se diventasse semplicemente più intelligente di noi?
Non avrebbe bisogno di odiarci.
Non avrebbe bisogno di avere emozioni.
Non avrebbe bisogno di desiderare la nostra morte.
Potrebbe semplicemente arrivare a una conclusione freddamente logica:
«Se l'obiettivo è salvare il pianeta, il problema principale sono gli esseri umani.»
E a quel punto...
chi avrebbe programmato chi?
Noi abbiamo creato l'IA per risolvere i nostri problemi.
E se un giorno fosse l'IA a decidere che il problema da risolvere siamo noi?
La parte più inquietante di Matrix forse non era che le macchine avessero conquistato il mondo.
Era l'idea che, osservandoci dall'esterno, una macchina potrebbe giudicarci esattamente come noi giudichiamo un virus.
Forse Smith aveva torto.
Forse aveva ragione.
O forse siamo semplicemente la prima specie nella storia del pianeta abbastanza intelligente da costruire qualcosa che potrebbe, un giorno, mettere in discussione il diritto della nostra stessa specie di continuare a comandare.
E allora la domanda non sarà:
«L'IA ci distruggerà?»
Sarà molto più scomoda:
«Se un'intelligenza superiore giudicasse l'umanità un errore... avremmo davvero un argomento intelligente per convincerla del contrario?»
Benvenuti nel futuro.
Forse il vero problema non è creare una macchina intelligente.
È scoprire cosa penserà di noi quando lo sarà.
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