mercoledì 28 ottobre 2015

Le “Stanze di Dzyan”

 

Le “Stanze di Dzyan” sono un antichissimo testo orientale.
Di esse se ne parla per la prima volta in occidente per opera di Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che riporta il risultato dei suoi studi nel commentario facente parte della sua opera “La Dottrina Segreta”. 
Le “Stanze di Dzyan” si compongono di due parti: “Evoluzione Cosmica” e “Antropogenesi”. 
Nella prima parte viene descritta la storia dell’Universo, dalle sue origini alla formazione della materia. 
Nella seconda viene trattata l’origine dell’uomo e la sua evoluzione fino alla catastrofe che avrebbe distrutto l’Atlantide.
Il testo è diviso in “Stanze”, o Capitoli, così chiamate perché, secondo la dottrina orientale, alla conoscenza dell’Universo si può giungere mediante la consultazione del “libro dell’Akasha”. Questa rappresenta la base sulla quale poggia il tessuto spazio-temporale sul quale è costruito l’Universo. In essa rimangono impressi, come su di un nastro magnetico, tutti gli avvenimenti che lo hanno caratterizzato fin dalla sua origine. 
Il pensiero orientale ha diviso questa era in diversi periodi, ai quali ha dato il nome di Stanze, quasi fossero le stanze di una immensa biblioteca cosmica, alle quali può accedere chi, durante la meditazione, raggiunge l’illuminazione che gli permette di raggiungere più elevati gradi di coscienza. La parola Dzyan invece ha la sua derivazione dal termine DZYU, il Pensiero Divino attraverso cui prende forma ogni manifestazione, o anche l’Energia primordiale della formazione che ha dato forma e sostanza alla materia. 
Ciò che deriva da questa energia è “Dzyan”, ovvero la Creazione. Quindi “Le Stanze di Dzyan” si potrebbe semplicemente tradurre come: “I Capitoli della Creazione”.
Il testo originale de “Le Stanze”, secondo quanto afferma nel suo testo la Blavatsky, è conservato in un luogo segreto del Tibet ed era già considerato antico quando era antico l’uomo. Rare copie scritte in sanscrito ne ha potute reperire in alcuni luoghi sacri dell’India, alle quali la ricercatrice è riuscita ad accedere. 
La versione che viene qui presentata è la traduzione che è riportata nel citato testo “La Dottrina Segreta”. 
Esso quindi è la traduzione italiana di un testo inglese tratto dal testo sanscrito. Necessari passaggi per rendere il testo comprensibile al lettore italiano. Naturalmente sono inevitabili, come in ogni passaggio del genere, delle interpretazioni del testo originale fatte dal traduttore per rendere il testo comprensibile. 
Ciò ha quindi portato, come per altre interpretazioni di Testi Sacri, ad una versione che sarà quantitativamente diversa da quella originale (conservata in Tibet), ma d’altronde ciò è inevitabile per rendere il Testo accessibile. 
Voglio sperare che i successivi passaggi si siano mantenuti il più possibile fedeli ai precedenti e quindi al testo originale.
La Blavatsky, nel suo commentario, ha voluto rendere il testo nel suo significato più esoterico, quindi quello più nascosto e meno comprensibile ai molti. I riferimenti e gli allacciamenti che essa può aver fatto con la scienza, vanno riferiti alla conoscenza scientifica dell’epoca cui la scrittrice apparteneva, quindi la seconda metà dell’ottocento. 
Visto il progresso che il pensiero scientifico ha avuto da allora, si è reso per conto mio necessario rivedere il Testo da un ottica più moderna. 
E’ stato così possibile ritrovare interessanti allacciamenti con le più moderne teorie sull’origine dell’Universo. 
E’ altresì descritto come trovi il suo posto in questo contesto evolutivo anche una componente spirituale, che sta alla base della formazione della materia, come predicato da varie religioni. 
Quanto esposto nella prima parte del mio lavoro, che riguarda la nascita e lo sviluppo dell’Universo, già potrebbe essere sufficiente a dimostrare l'antica saggezza di una Razza ormai scomparsa che era giunta a conoscenze alle quali siamo potuti accedere solo con le più moderne ricerche nel campo delle origini. 
E’ quindi, a mio avviso, un interessante ed unico punto d’unione fra scienza e fede. 
 Forse retaggio di una cultura che ha preceduto l’uomo storico, così come conosciuto, e che aveva delle conoscenze più elevate di quanto i nostri attuali studi ci possano far supporre.

In che modo la scrittrice e mistica Helena Blavatsky è venuta a sapere di questo misterioso saggio? Durante un viaggio in Egitto, al Cairo, Blavatsky incontra un mago di origine copta, era proprio lui che le rivela l'esistenza del pericoloso e maledetto libro, conservato in un monastero tibetano: Libro di Dzyan. Il manoscritto contiene i segreti del l’ordine e la struttura del nostro universo. I saggi tibetani hanno ricevuto queste conoscenze dal pianeta Venere, dalla Ragione Suprema o dagli extraterrestri locali. Il mago insegna a Blavatsky a leggere attraverso la chiaroveggenza, così lei riesce a esaminare il contenuto del libro.
Dopo questo evento con Blavatsky sono avvenute diverse trasformazioni miracolose. La donna ha ottenuto straordinarie conoscenze in vari campi della scienza e ha scritto molti libri. Basta leggere "La Dottrina Segreta", "Iside svelata" o "Il simbolismo arcaico delle religioni" per affermare l'ampiezza e la profondità delle sue conoscenze dalla fisica alla linguistica. Blavatsky sosteneva che tutte le informazioni le ha ricevute da "Le Stanze di Dzyan".
Blavatsky viaggia spesso, vive in America, in India, dove riesce a conoscere i grandi maestri e ad ottenere il libro maledetto. A questo punto comincia a ricevere minacce: se non restituirà “Le stanze", la attenderanno guai grossi. Il misterioso mittente le chiedeva di distruggere tutti gli scritti relativi sul libro e di non menzionarlo da nessuna parte. In caso di mancato rispetto di quelle richieste, l'autore delle lettere l’ha minacciata di malattie. Blavatsky ignora gli avvisi e dopo poco si ammala gravemente. Solo tre anni dopo, grazie ad un viaggio in India, dove l’aiutano dei guaritori locali, riesce a  riprendersi. Tuttavia ben presto succede le capita una nuova disgrazia.
Nel 1871 durante un viaggio in Egitto Blavatsky si trova a bordo del piroscafo "Evnomiya". La nave esplode. Quasi tutti i passeggeri muoiono tranne Blavatsky, miracolosamente sopravvissuta.
Tornata a Londra Blavatsky intende mostrare al pubblico le "Stanze di Dzyan", sperando in quel modo di salvarsi dalla persecuzione. Ma anche qui vi è una sorpresa: durante l'evento uno sconosciuto tenta di ucciderla, l'uomo affermava di essere guidato a distanza.
Allo stesso tempo il misterioso libro scompare dalla cassaforte dell'albergo. Blavatsky decide che c'è un complotto contro di lei. Nel 1875 insieme con il colonnello Henry Olcott fonda la Società Teosofica, che si occupa dello studio di tutte le religioni e dottrine filosofiche, nonché della ricerca delle "Stanze di Dzyan".
Alcuni decenni più tardi la fondatrice della Società Teosofica riesce ad ottenere una copia del libro, scritto in una lingua sconosciuta il senzar. Lo traduce in inglese e pubblica nel 1915 in Hermetic Publishing Company a San Diego.
Critici e comunità scientifica hanno sconfitto la pubblicazione e hanno organizzato una campagna di denuncia delle attività della Blavatsky. La Società britannica per le ricerche psichiche la accusa di frode e ciarlataneria: così la fama di scrittrice e occultista viene colpita irreparabilmente per mai più risollevarsi 
L'edizione 1915 ora si trova nella Biblioteca del Congresso a Washington. Tuttavia il mistero rimane: davvero questo libro contiene la conoscenza segreta dei saggi indiani, con cui si può imparare a leggere a distanza, manipolare gli oggetti e ottenere la chiave della biblioteca della Ragione universale o è solo una intelligente mistificazione letteraria?

http://www.purocuorefranoi.com/helena_petrovna_blavatsky/le%20stanza%20di%20dzyan.pdf

Nessun commento:

Posta un commento